TAV. UNA STORIA SBAGLIATA?

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Una Storia Sbagliata

Il primo degli incontri tematici di Stile Democratico.
Ripercorrendo la storia di uno dei progetti più contestati dei tempi recenti, facendo un’analisi che vada al di là dei sì e dei no, ma che invece sia critica di tutto quello che si è mosso attorno a quest’icona dei nostri tempi.
Il tutto in rigoroso stile democratico.

TAV. UNA STORIA SBAGLIATA?

C’era una volTAV, TarataTAV, …. Potevamo chiamarlo in tanti modi, il primo incontro IN Stile Democratico. Siamo pure abbastanza gigioneschi, all’occorrenza. Mentre l’Italia va a cercare il suo Presidente della Repubblica “alla fine del mondo” come un Papa (stavolta segnatamente in Mali), noi ce la andiamo a cercare, la grana, affrontando un argomento che dire scomodo è riduttivo.

Ma a noi piace giocare forte, siam mica qui a…

Ecco dunque perché il tema. Non più troppo evocato, dopo l’occupazione M5S di Montecitorio e dintorni, mai abbastanza dibattuto, noi pensiamo che la Torino-Lyon possa essere, col suo bagaglio di polemiche e contraddizioni, una buona palestra per misurarci, un ottimo esercizio di democrazia, di ascolto, di dibattito, di studio. Ci hanno provato in tanti –ecchè non lo sai?- ma a noi piace insistere; di più, ci piace capire. E ci piace pensare che finché non si riesce ad uscire dalla gabbia dell’ideologia in favore della politica non si va da nessuna parte, men che meno a Lione. Che poi chi ci va a Lione? Stasera se ne parla.

Se ne parla perché abbiamo tanti amici NO TAV, più o meno scaldati, e abbiamo tanti amici che questa ferrovia la vorrebbero, più o meno veloce. E se, almeno tra amici, ci si riconosce la buona fede oltre alla simpatia, allora siamo già molto avanti. Perché la stima batte l’ideologia, almeno qualche volta.

Tornando al titolo della serata, parliamo dunque di una narrazione, in primis. Sì, perché una storia la si racconta e per raccontarla c’è bisogno di buona memoria. Sennò ci si imbatte in imprecisioni, confusioni, alterazioni che trasformano quella storia in qualche cosa d’altro; che non si capisce più chi sono i buoni e i cattivi, cosa deve fare il protagonista, da dove si era partiti e perché. Sicchè noi si prova a ricostruire il puzzle, con calma, senza voler trarre troppo conclusioni; consapevoli del fatto che uno tanto un’idea se l’è fatta, ma non ha bisogno di venderla a nessuno.

Penseremo e parleremo un po’ di futuro, con la fatica dei nostri tempi, che altri non ne abbiamo, e provando ad immaginare e sviluppare situazioni, scambi, relazioni. Politiche insomma, noi si immagina politiche. E per farlo abbiamo bisogno di capire, il meglio possibile, di approfondire, di saper leggere il passato e il presente. Con un certo stile, ça va sans dire.

2 COMMENTI

    • I’ve read both the Groovy Biotic and Decision articles and they are excellent. Plus Cl;8&andl#l217es illustrations are great. The Decision article just makes you want to shed, shed, shed and put fun back into hiking.I used a few ideas from the Groovy Biotic article for a week-long tramp in the French Pyrenees with a friend of mine. This article includes cooked food whereas in the Decision article they didn’t take a stove with them.

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