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Evoluzioni giuridiche e politico-amministrative ci pongono ormai di fronte, come cittadini, ad una nuova realtà per l’Italia nel campo della procreazione: sappiamo che grazie al recente via libera coordinato tra le Regioni, ma in attesa di una Legge del Parlamento, si è avviata la possibilità di scelta della fecondazione eterologa come PMA (procreazione medicalmente assistita).

Un dibattito dignitoso

Un dibattito dignitoso in merito non ha purtroppo ancora preso piede tra i cittadini. Ho paura che ciò accada non tanto perché altre questioni siano ora ritenute “più urgenti, quanto per una superficialità diffusa ed una sottovalutazione impropria di cui ci si potrebbe prima o poi pentire. Troppo spesso in Italia si lascia infatti un potere decisionale grande in mano a dei giudici, anche e soprattutto per questioni così delicate e personali. Le vicende Welby ed Englaro sono state clamorose (questione “fine-vita) e seppure siano ancora fresche alla memoria collettiva pare non abbiano insegnato nulla all’opinione pubblica, ai partiti ed alla politica in genere.

Riguardo alla fecondazione cosiddetta artificiale occorre prendere atto, anche da parte del mondo cattolico (che non ritengo debba chiudersi in un recinto, ma intervenire su un quadro di realtà plurale cercando mediazioni), come le posizioni degli italiani e le scelte attuate nei fatti da parte delle coppie che non possono avere figli in modo naturale per problemi di infertilità (di coppia o di uno dei partner) siano varie e richiedano tutte la giusta attenzione.

Una migliore legislazione

Ciò che a mio giudizio (e non solo) dovrebbe essere inizialmente largamente condiviso è l’impegno per una migliore legislazione in favore dell’adozione come prima soluzione valutabile e praticabile. Tale scelta ha un valore etico proprio molto rilevante e ancora poco valorizzato in Italia. Si tratta ancora di una scelta complessa ed onerosa.

Forse proprio un’eccessiva speranza verso tutte le nuove possibilità fornite dallo sviluppo tecnico-scientifico in campo procreativo contribuisce a rimuovere l’adozione dal centro della questione, dove invece dovrebbe rimanere accanto ad ogni altra possibilità di “avere figli”. Occorre infatti sottolineare sempre (mai lo si fa ancora abbastanza) quanto tutte le pratiche di PMA siano faticose (per la donna in particolare) e non diano un risultato mai certo (si tratta di tentativi, con percentuali di riuscita minori delle percentuali di successo, successo che cala inesorabilmente con l’età, della donna in particolare). Occorre poi tenere conto ovviamente dei costi. Il costo è un elemento che se non va a pesare sui bilanci famigliari, va comunque a pesare su dei bilanci pubblici, per i quali in fatto di sanità le Regioni italiane devono ormai sempre più tener conto di obiettivi sostenibili, poiché non possono prevedere senza misura ogni tipo di prestazione, e di ricerca di una maggiore qualità ed equità sociale.

Nella scelta dei bisogni primari di salute di una popolazione rientrano i desideri di procreazione di una coppia infertile? Forse non rientrano neanche come bisogni secondari, intesi di salute in senso stretto. Di fondo non è ancora condivisa una concezione unica (lo sarà mai?): avere dei figli biologicamente propri (almeno in parte) per alcuni non può essere considerato un diritto (tantomeno fondamentale) in una società dove purtroppo tanti altri diritti non sono riconosciuti. Ma allo stesso tempo per altri la stessa cosa ha assunto invece la valenza di un diritto esigibile, quindi da tutelare e normare a sicurezza di tutti i soggetti coinvolti. Come è noto, i fatti precedono ogni valutazione teorica: il desiderio di genitorialità risulta tanto forte da aver generato flussi di italiani verso i Paesi esteri dove diverse pratiche di PMA sono disponibili da più tempo. Di fronte a questi fatti, se rimane da definire sempre meglio quale impatto economico è corretto stabilire per tutte queste pratiche a carico di un Sistema Sanitario Nazionale, senza dubbio è però urgente normare una situazione che è realtà in Italia anche come possibilità di fecondazione eterologa in seguito all’iniziativa politica dei governi delle Regioni (con alcuni distinguo che si riflettono in comportamenti isolati, come la scelta della Lombardia di far pagare interamente la spesa ai cittadini che si avvalgono della prestazione di fecondazione eterologa e non solo un contributo-ticket).

Il legame tra il figlio concepito con le sue origini biologiche

Nel merito della fecondazione eterologa entrano in campo poi tante altre valutazioni necessarie dato il carattere particolare del caso. Elementi che non fanno altro che dimostrare ancora di più la necessità di un intervento del legislatore. Il legame tra il figlio concepito con le sue origini biologiche è un tema controverso e da definire per arrivare alla migliore garanzia del diritto del figlio a conoscere tutti i suoi genitori possibili (personalmente sostengo che sia necessario rivedere l’età a cui ciò deve essere consentito, senza mutuare le norme previste per l’adozione acriticamente e senza arrivare a far prevalere il diritto del donatore di gameti a restare comunque anonimo se lo vuole).

L’accesso alla fecondazione eterologa richiama poi scelte profonde nel campo del riconoscimento dello status di nucleo famigliare ancora non compiute nel nostro Paese. Fecondazione e quindi procreazione e quindi genitoralità in caso di coppie omosessuali? Il punto si avvicina al tema dell’adozione possibile o meno per le coppie omosessuali, una volta che ne verrà riconosciuta l’esistenza in termini di nucleo famigliare. Fecondazione in caso di conviventi non sposati, cioè non riconosciuti civilmente? O ancora in caso di single?

 

Federico M. Savia

 

Photo by Rosalyn Davis

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