Euro con casette del Monopoli - Cover dell'articolo

L’attuale dibattito sull’uscita dall’euro mi ha portato a guardare alla nostra storia tramite le nostre monete, tramite la lira prima e l’euro dopo, e a riflettere, su come ci hanno fatto e ci stanno facendo crescere.

Il secolo della lira

La lira è stata la nostra moneta durante la ricostruzione del dopo guerra, lo è stata nel boom economico, lo è stata durante i mondiali del ‘90. È stata anche la moneta con cui abbiamo costruito il nostro debito, pagato l’invasione dell’Etiopia e l’entrata in guerra. Prima ancora la lira è stata la moneta degli emigranti in America, quella dei nostri nonni. La lira ci ha accompagnato in momenti belli, ma anche in momenti brutti.

La lira per molti di noi è stata la moneta con cui abbiamo comprato i nostri primi spazi di libertà e di indipendenza, magari per alcuni è stata la moneta del primo stipendio, del primo appuntamento, della prima multa!

A questa moneta dobbiamo molto, con lei abbiamo percorso un lungo tratto di strada della nostra storia.

Guardiamo a questo periodo con gli occhi nostalgici del ricordo e non ci ricordiamo delle difficoltà incontrate nel percorrerlo. Eppure queste difficoltà ci sono state, la lira ha le mani macchiate del sangue dei caduti delle guerre, del terrorismo rosso e nero, delle stragi di mafia, la lira odora delle mazzette di tangentopoli.

Crollano le torri gemelle e arriva l’euro

L’euro ora ci sembra, al confronto, la Salerno-Reggio Calabria con gli omini (della politica) fermi e meccanizzati per segnalare i lavori in corso, ma questa moneta ci ha salvati durante il crollo delle torri gemelle e durante la caduta in rovina della Goldman Sachs, ci ha tirati fuori dalla polvere e dalle macerie, ha evitato che tutto ci crollasse in testa.

Con il nostro euro abbiamo vissuto le Olimpiadi di Torino 2006 e vinto il mondiale di Germania, abbiamo viaggiato nell’Europa senza dover cambiare valuta a ogni passaggio di frontiera, alcuni hanno potuto aprire un mutuo senza rischiare un’improvvisa svalutazione.  È una moneta giovane, ma qualcosetta l’ha già fatta.

Una moneta per l’Europa

Credo che con questa moneta faremo ancora molto. L’euro vedrà i popoli italiano, greco, francese, tedesco, spagnolo e degli altri nostri compagni di strada europei, identificarsi sempre di più sotto la comune bandiera dell’Europa. Condivideremo esperienze e conoscenze tramite i percorsi di Erasmus e tramite un’integrazione di libertà in un territorio che sarà sempre più comune e sempre più libero.

L’euro rappresenterà per noi la naturale evoluzione verso un’unità dei popoli europei: un’unità economica, commerciale, legale, ma soprattutto culturale. Certamente non spazzerà via le differenze, ma salderà i punti in comune, perché permetterà di farci conoscere meglio, di incontrarci, di metterci in competizione, e quindi, di far crescere le nostre eccezionali esperienze culturali.

Non si torna indietro: si guarda avanti!

Insomma diciamocela tutta: chi vuol tornare alla lira vuol tornare in un mondo che non c’è più e che non si potrà ricostruire, se mai ne sentissimo veramente il bisogno. L’euro è la nostra moneta, sarà la moneta con cui i nostri figli e nipoti, come già abbiamo iniziato a fare noi, gireranno per una terra libera chiamata Europa. Faranno esperienze ed errori, cresceranno.

Il ritorno alla lira non potrà risolvere nessuno dei nostri attuali problemi. L’euro può invece tracciare delle strade di speranza verso il futuro, verso una condivisione e una cittadinanza europea più piene. L’euro ci renderà più forti perché ci renderà più uniti.

E quindi?
Viva la lira! Viva l’euro!
Viva l’Italia e l’Europa!

 

Alfredo M. Cibrario

 

Photo by Images Money

 

PS. Il video della canzone d’annata di Gilberto Mazzo, a cui si riferisce il titolo dell’articolo, lo trovate qui. 

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