Rabbia e delusione

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Non è un giorno qualsiasi. Questa sera ci sarà la riunione nella sezione locale del Pd a commento del voto.

Non riesco a prepararmi un bel discorso di analisi perché la giornata è densa di cose da fare, ma vado lo stesso, per sentire cosa c’è da sentire. Mi aspetto le solite battute: “abbiamo perso, ma…”, “è stata una vittoria, ma anche una sconfitta”. Insomma frasi impastate di dubbi e scusanti.

Invece no. Entro nella sezione e il clima è teso, ma anche sereno. Le persone presenti sanno di aver fatto il loro dovere di cittadini e di militanti.

Non c’è posto a sedere, non bastano le sedie. Rischiano di stare in piedi anche i “personaggi” del partito, che arrivati con un po’ di ritardo si trovano ad attendere e ad ascoltare.

Gli interventi sono tutti decisi, impattanti come non se ne sono sentiti in campagna elettorale, forse sopiti e taciuti per il timore di offendere o contraddire una linea politica che a nessuno dei presenti è mai parsa convincente. Nessun alibi e nessuna retorica. Nessuno sconto nemmeno per sé stessi.

Le ferite del voto sanguinano nei cuori e nelle sensibilità dei presenti. Perché quelli lì, quelli presenti in quella sala si sentono traditi. Loro, i militanti, quelli che si bruciano le vacanze per fare raccolta fondi per il partito, le serate in incontri non sempre esaltanti, quelli che vanno tra la gente, che parlano alle persone. Si sentono traditi dal partito che non ha saputo dar loro gli strumenti per dialogare con i concittadini.

Si sentono traditi dalle persone che prima parlavano con loro, discutevano, ma che durante tutta questa campagna elettorale non hanno cercato un dialogo e hanno ripagato la vicinanza solo con insulti e rifiuti al dialogo.

La serata va avanti, ma l’applauso scatta spontaneo quando qualcuno dice: “Sappiatelo ora, così che non ci siano equivoci. Se il Pd si alleerà con il Pdl io non avrò più la forza morale per restare in questo partito. Perché noi non siamo come loro, siamo migliori e non ci meritiamo questo”. Non lo dice un militante preso dalla foga, lo dice un’iscritto con un incarico. È un sentimento comune, essere paragonati alla parte avversa, dove il ladrocinio è sistema e non eccezione, ha fatto male, più della sconfitta.

Il vedere concretizzarsi queste affermazioni, porterebbe i militanti – quelli che fanno il lavoro sporco, quelli che sono in prima fila – a sentirsi traditi nuovamente, ma in maniera più profonda.

Non avrebbero più le forze per impegnarsi e permetterebbero il dilagare del mal costume e dei ladrocini di una parte, così come del qualunquismo volgare dell’altra.

Tutto questo mi porta solo a pensare che c’è ora più che mai bisogno di speranza, di tornare a ragionare insieme, e di onestà intellettuale. C’è bisogno di politica e di coraggio.

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