Le Città Pedalabili

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Questo è un marciapiedi”

(no, è uno spazio condiviso, vede il cartello blu con l’omino e la bici?)

Va’ sulle piste ciclabili, questa è una strada”

(sì, e la bici è un veicolo)

Muoviti, togliti, vai troppo piano”

(è una zona 30, e c’è una bici disegnata in mezzo alla carreggiata)

Sta attenta!”

(sei tu che mi stavi per buttare a terra aprendomi la portiera addosso)

Ti passo a prendere?”

No, vengo in bici”

Ma no, dai, passo io in macchina! Fa…

– troppo freddo

(mi copro… e pedalo per scaldarmi)

– troppo caldo

(in bici c’è vento)

– rischia di piovere

(ho la mantella)

– la strada è lunga

(fermi in coda è anche più lunga)

– poi fa buio

(sì, ho le luci)

Nel bene o nel male chi va in bici in questa città è strano, è diverso da quel che ti aspetti e va raddrizzato. Chi invece ha già imparato quale sia il salto di qualità della vita quando passi dai mezzi a motore a una bicicletta, spesso non ce la fa a capire perché tanta ostilità, tanto disfattismo e tanta incomprensione.

In fondo, se vado in bici, tu hai una macchina in meno che ti blocca in coda. Una macchina in meno che ti può investire sulle strisce. Se anche, malauguratamente, ti dovessi investire in bici, le probabilità che tu ne esca meglio rispetto all’ipotesi di andare sotto una macchina sono – se ci pensi – abbastanza alte.

Eppure già vi sento…

Ma i ciclisti sono incoscienti”

Viaggiano contromano”

Sbucano all’improvviso”

Girano senza luci”

Non rispettano i semafori”

Pedalano sui marciapiedi”

Va bene, sì. In alcuni casi. Ci sono cattivi automobilisti, cattivi pedoni e cattivi ciclisti. La viabilità però si occupa soprattutto dei primi, abbastanza dei secondi e invece assimila i ciclisti a una categoria o all’altra a seconda della convenienza: i ciclisti non si comportano né come i pedoni, né come le auto e hanno invece bisogno di uno spazio per loro, per convivere bene con le altre categorie. (Come si comporterebbero le auto in una città fatta di marciapiedi? E i pedoni, cosa farebbero in una città fatta di strade non percorribili a piedi?)

Va tutto così male? No, mi sposto in bici dal 1998 e a quel tempo andava molto peggio. Aver usato la bici come mezzo a Berlino, Copenaghen e Parigi mi fa sognare un mondo migliore e mi fa credere che un giorno anche questa sarà una città piacevole e vivibile come quelle. Nell’attesa, sorrido nel vedere sempre più bici in giro – incluse quelle del TOBike – con in sella gente vestita da ufficio, nel veder aumentare le piste ciclabili, nel veder crescere ogni anno il numero di partecipanti al Bike Pride (il prossimo è il 26 maggio), nel vedere più ciclofficine e un numero crescente di associazioni che dialogano con l’amministrazione per creare una città davvero ciclabile.

E mentre vado al lavoro pedalando nel verde lungo il fiume, gratis e senza un solo semaforo rosso a stressarmi, penso ai poveretti bloccati in coda cento metri più in là e auguro loro di ricevere presto una bici in regalo.

 

Maria Cristina Caimotto

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