Pronto soccorso - Sanità Regione Piemonte

Facciamo subito chiarezza: questa analisi è “di parte” e vuole evidenziare, se ancora servisse (ma probabilmente sì, considerando alcune opinioni e idee raccolte, ascoltate, lette qua e là per strada o in rete) l’opera complessa (immane, titanica, …aggiungere un aggettivo a piacere in linea) che tocca al nuovo governo del Piemonte per rimettere in sesto la sanità regionale e garantirle un futuro solido e un ruolo efficace per la salute dei cittadini piemontesi.

Un sistema sanitario malato

Quest’opera tocca in particolare all’assessore Antonio Saitta, che dall’inizio del suo mandato non si è perso d’animo e non ha perso tempo nell’attivare tutti i processi ritenuti necessari per raggiungere lo scopo e, così, governare un sistema sanitario “malato” (sistema che pesa, come si sa, su gran parte del bilancio di una Regione, essendo la voce di gran lunga maggiore rispetto alle altre).

La giunta Chiamparino in Piemonte di fatto non ha potuto che prendere atto di una realtà amara (delineata impietosamente dalla Corte dei Conti): un deficit di miliardi nel bilancio generale della Regione, eredità della giunta Cota. Deficit che ha imposto l’assoluta necessità di rientro, in uno scenario nazionale dove sono bloccate (e non aumentate come auspicato) le risorse erogate alle Regioni a seguito dei tagli dei governi nazionali tramite le varie leggi di stabilità.

Aggiustare un bilancio disastrato e riportare i conti della sanità piemontese sotto controllo (il Piemonte è l’unica Regione del centro nord sottoposta a piano di rientro!) non significa però solo mantenere in piedi un buon sistema “nonostante tutto”, ma anche poter tornare a risparmiare per investire poi laddove spesso non è più rimandabile: in nuove tecnologie, nel potenziamento dell’assistenza territoriale e nel comparto dell’edilizia sanitaria.

Le eccellenze nonostante la malattia

La situazione critica del sistema sanitario piemontese, a differenza di altre regioni italiane, non è legata ad una ridotta qualità delle prestazioni erogate dai professionisti della salute o a una carenza eccessiva di prestazioni disponibili sul territorio.

Anche in Piemonte esistono, certo, diversi punti critici nell’assistenza e nella cura, come per esempio il fenomeno di tanti Dipartimenti di Emergenza e Accettazione (i D.E.A., i “Pronto Soccorso”) utilizzati in modo improprio con conseguenti disagi e disservizi.

In generale però la sanità piemontese vanta ancora buone o ottime prestazioni, con alcune tradizioni importanti ed eccellenze nazionali, in alcuni settori anche internazionali, da preservare. Un esempio è l’attività di trapianto d’organo: in cima alle classifiche nazionali per trapianto di fegato, reni, cuore e polmoni.

Bisogna intervenire subito

È il sistema diffuso che si è ammalato in decenni di assente o di mala gestione (politicamente parlando si parla sia di centrodestra che di centrosinistra). Da tempo, infatti, mancano nella sanità piemontese la sostenibilità finanziaria, il controllo della spesa e la trasparenza sui conti, la razionalizzazione dei servizi ospedalieri e territoriali, a fronte di scenari demografici e di salute modificati.

Questo ora è diventato non più tollerabile. Occorre compiere quelle operazioni che le Regioni italiane più virtuose attuano con competenza da 10-15-20 anni e che le hanno rese capaci di offrire una elevata qualità di sanità pubblica unendo alta qualità e sostenibilità (su tutte spiccano, come si sa, la Toscana, l’Emilia-Romagna ed il Veneto).

Dove operare?

Sono tante “le fatiche di Antonio”, e di tutti coloro che lavorano nella sanità regionale, almeno 12 quante quelle del racconto mitologico:

  1. Operare la revisione della rete ospedaliera
  2. Curare l’edilizia sanitaria (vecchie e nuove opere)
  3. Attivare un nuovo piano dell’assistenza territoriale (medicina generale, continuità assistenziale, assistenza domiciliare)
  4. Cambiare il corso della dirigenza delle Aziende Sanitarie
  5. Integrare l’assistenza sociale e sanitaria (sinergia con politiche sociali e Terzo Settore)
  6. Revisionare reti importanti quali quella oncologica e la rete delle emodinamiche (malattie cardiovascolari)
  7. Investire di più in assunzioni ed aggiornamento del personale sanitario
  8. Investire di più in tecnologia e ricerca per la salute
  9. Investire di più in prevenzione e per la promozione della salute
  10. Migliorare l’appropriatezza delle procedure diagnostiche e terapeutiche (per una medicina più sostenibile e “slow”: sobria, rispettosa e giusta)
  11. Monitorare le procedure per difendere efficienza-efficacia e per combattere la corruzione
  12. Garantire la salute diffusa non lasciando fuori nessuno: lotta all’emarginazione degli anziani, dei diversamente abili, dei nullatenenti, degli immigrati

Il pazienze dà positivi segni di ripresa

Qualche risultato si è già raggiunto: è del marzo 2015 la positiva valutazione nazionale sulla strada intrapresa dal Piemonte. Questa valutazione ha permesso di sbloccare alcune centinaia di milioni di euro per la sanità piemontese, che potrà così riprendere, per esempio, le assunzioni di personale sanitario ferme da anni, utili ad aumentare l’attività sanitaria e ridurre i tempi d’attesa.

La qualità del lavoro dell’assessore alla sanità Saitta è stata riconosciuta a livello nazionale, la Conferenza delle Regioni l’ha nominato suo rappresentante nella task force contro la malasanità (unità di crisi) attivata dal Ministero della Salute. La task force sarà composta anche dallo stesso Ministro Lorenzin oltre che da rappresentanti del Comando Carabinieri per la tutela della salute, dell’Agenas e dell’Istituto Superiore di Sanità.

Occorreranno anche tante rinunce particolari per una sanità migliore. Saitta va infatti ripetendo in tutte le visite alle realtà sanitarie del Piemonte che “La salute è un bene comune, ma il bene comune non è la sommatoria di tanti interessi locali e parziali”.

 

Federico Maria Savia

 

Photo by Fabio Venni

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