La catarsi e la politica

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L’elezione dei presidenti di Camera e Senato è stata un passaggio positivo per il centrosinistra. Non risolutivo, ma positivo. Soprattutto la scelta di Pietro Grasso colloca una tessera importante nel complicato puzzle di questa fase politica.

Tuttavia per il governo la strada appare ancora molto in salita. Si illude chi pensa che il “metodo Grasso” possa funzionare così anche per un governo Bersani, pur infarcito di personaggi “a 10 stelle”. È vero infatti che il colpo “Grasso-Boldrini” ha messo in evidenza le prime crepe nel sistema teocratico a Cinque Stelle. Ma ha anche spinto Grillo a cercare di serrare le fila, gridando al complotto: «La scelta tra Schifani e Grasso – ha scritto sul blog – era una scelta impossibile. Si trattava di decidere tra la peste bubbonica e un forte raffreddore. La coppia senatoriale è stata decisa a tavolino dal pdl e pdmenoelle».

Questa via è probabilmente l’unica che Grillo può percorrere: la catarsi, il massimalismo, il tutto o niente. Lo schema deve restare “noi contro loro”, il male e il bene. Altro che “uno vale uno”.

Ma la politica è prassi e se il cambiamento divenisse effettivamente la linea politica del centrosinistra (una rondine non fa primavera, per ora si è visto solo un piccolo segnale) allora a poco a poco il velo di finto pragmatismo di cui il grillismo si è ammantato cadrebbe. E questo metterebbe in crisi sia chi nel MoVimento ha scelto di impegnarsi per cambiare davvero le cose, sia moltissimi elettori.

Bersani però deve stare attento: già dopo le primarie ha pensato, insieme a molti maggiorenti del partito, che la partita fosse vinta, dimenticandosi troppo presto della necessità del cambiamento. Fare due volte lo stesso errore sarebbe diabolico.

 

Dossettiano

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