Il gioco del cerino

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Italia e Germania (Sulamith e Maria) opera di Friedrich Overbeck (1789 – 1869)

Era prevedibile, ma non per questo è meno problematico. Il tira e molla di Beppe Grillo, fatto di finte aperture e chiusure repentine sull’ipotesi governo tecnico, serve a tenere sulla corda gli interlocutori. Nel calcio si lancia la palla nel campo avverso e si cerca di pressare alti, fidando nella difficoltà degli avversari a far gioco, per colpirli di rimessa.

Non bisogna cadere nel tranello. Fa benissimo il Pd a puntare sui contenuti: sono infatti le proposte la vera arma per inchiodare i Cinque Stelle alle loro responsabilità verso il Paese. Le offerte di collaborazione o quelle sottobanco sono inutili, come si è visto. E anche stare a discettare sulla formula di governo (esecutivo Bersani o esecutivo tecnico, con le loro mille sfumature mediane) serve solo a riportare l’attenzione dell’opinione pubblica sui giochi di palazzo, facilitando il compito della ditta Grillo-Casaleggio.

Ha fatto dunque bene Bersani a lanciare gli otto punti: legge anti-corruzione; conflitto d’interessi; norme sui costi della politica; interventi immediati su economia e diritti; riforma dei partiti.

Tuttavia le proposte sono troppo generiche per essere incisive. Occorre ad esempio più visione sulla politica economica, per sfidare anche il Pdl. La questione europea è il cuore. Bisogna cercare un’intesa con i Paesi latini per indurre la Germania a una politica non meno rigorosa sui conti, ma meno egoista nei confronti dei suoi partner e più costruttiva per il rafforzamento dell’Unione. Lo stesso Stefano Fassina mesi fa sul Foglio aveva denunciato il mercantilismo tedesco, invocando investimenti europei. Però occorre dire, con la stessa chiarezza, che il superamento dell’austerità non esime dal taglio delle rendite di posizione, dalla riduzione della spesa pubblica e dalla cancellazione degli investimenti improduttivi. La questione del riequilibrio fiscale non può essere tutta a vantaggio dei lavoratori dipendenti, dimenticando i precari. Per salvaguardare il welfare, forse occorre ridurre le partecipazioni e dismettere ampie fette di patrimonio immobiliare statale. E la necessità di rilanciare la progressività dimenticata dai governi Berlusconi e Monti deve integrare la valutazione dell’effettivo contributo alla crescita del Paese, evitando di colpire le imprese che hanno buone prospettive e poco credito.

Le suggestioni non mancano. Una revisione della legge bancaria per il ritorno alla separazione di banche commerciali e banche d’investimento è da valutare. Così come la adozione, ormai ineludibile, anche in Italia di una norma anti-bonus sul modello svizzero.

Occorre più coraggio sulla riforma della politica. La proposta di Matteo Renzi di rinunciare ai soldi del rimborso elettorale è ottima. Magari servirebbe affrontare pure il problema della dismissione degli immobili di proprietà, il taglio dei costi della politica, il rilancio della militanza secondo nuovi modelli. Perché continuare ad avere centinaia di sezioni perennemente chiuse? Certo, in diverse aree del Paese questo costringerebbe a cambiare la modalità di presenza sul territorio. Ma forse moralizzerebbe anche i meccanismi di partecipazione, basando la vita del Pd sull’impegno reale.

Senza dubbio sarà un cammino lungo, ma vale la pena intraprenderlo. Non solo per rispondere a Grillo ed evitare il gioco del cerino.

 

Dossettiano

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